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Montecelio sorge
su due alture occupate, in epoca preistorica e arcaica (X-V
secolo a.c.), da un centro urbano tradizionalmente
identificato con la città latina di Corniculum, che cessò di
esistere dopo essere stata sottomessa da Roma. Durante l'età
romana sulle pendici dei colli sorsero varie ville rustiche
e sulla vetta più elevata venne edificato un tempietto. Nel
1145 la rocca diede rifugio a Papa Eugenio III in fuga da
Roma a Farfa con la corte pontificia. Nei secoli successivi
il feudo passò sotto il dominio di varie famiglie nobili:
Capocci, Orsini, Anguillara, per divenire nel 1445 presidio
della Chiesa sotto i Cardinali governatori. Nel 1550
"Monticelli" fu acquistato dai Cesi e nel secolo seguente
dai Borghese, sotto i quali la comunità intraprese i lavori
più impegnativi, con la costruzione tra l'altro, della
grande chiesa di San Giovanni. Con l'Unità d'Italia il paese
cambiò il suo nome in Montecelio.
Cronaca
dell'attivazione:
Come al solito
non è stata una passeggiata, poiché all'inizio, si era
erroneamente deciso di effettuarla per il giorno che era
previsto il meeting di Mondovì e, per tanto siamo stati
costretti ad optare per il 5 ottobre 2008, data in cui,
malgrado l'intasamento della frequenza, causa i soliti
contest fine settimanali, era l'unico giorno libero a
disposizione della collaudata pattuglia di volenterosi.
L'altro scoglio
da superare era quello di procurare le chiavi dell'ingresso
alla Rocca di Montecelio, in quanto, malgrado sia
stata di recente ristrutturata a spese dei contribuenti,
continua essere inaccessibile ai comuni mortali e per tanto
ci siamo dovuti raccomandare al presidente della
circoscrizione, che ad onor del vero, si è mostrato
entusiasta alla prospettata ipotesi che un gruppo di
radioamatori potesse pubblicizzare in qualche modo quel
dimenticato sito storico.
La sera prima
dell'attivazione, sulla frequenza monitor (145.450) si
mettono a punto gli ultimi dettagli. La domenica di buon
ora, ci diamo appuntamento al solito bar, dove a quell’ora
solo i cacciatori, di fauna si possono incontrare. Ricca
colazione, gambe in spalla, con le valige al seguito. Non
prima di aver parcheggiato, nostro malgrado, le auto in un
luogo così lontano dalla cima del monte che quando siamo
giunti in vetta, dopo aver attraversato una buona parte del
borgo medioevale, ci è venuto da riflettere su quanto sia
orrenda la vita da cittadini, visto che una vecchina, con il
ghigno sulle labbra ci salutava cordialmente con un’aria
perplessa come se avesse visto dei portatori tibetani in
costume da bagno. In questo periodo di vendemmia, tutto il
paese profuma di un suadente intenso profumo di mosto,
proveniente dai bassi delle antiche case, dove alcuni erano
intenti nel torchiare l'uva. Prima che il cuore ci
scoppiasse, ci siamo ritrovati di fronte ad un grosso
cancello in ferro battuto, che separava il presente,
dall'ingresso da un repentino ritorno al passato. L'ultima
salita di ciottoli s'inerpica sino alla piazzale dove oggi
sopravvivono i resti di un'imponente fortezza (D.C.I. RM058)
dove fu imprigionato e ucciso l'abate di Subiaco, Pietro,
che si era opposto alle mire espansionistiche dei Signori di
Monticelli. Interno all'anno Mille tale sommità, per il suo
valore strategico, fu prescelta per la fondazione di un
Castello, il Castrum Monticellorum e di nuovo
circondata da mura che ricalcavano quelle preistoriche.
La vista a
trecentosessanta gradi che ci offre quel luogo carico di
storia è a dir poco da mozza fiato. Arriviamo giusto in
tempo per vedere sorgere il sole dalle pendici della catena
montuosa di Monte Gennaro, sede questa dove oggi sono
installati molti ripetitori radioamatoriali. Rimaniamo li,
per un attimo tutti in silenzio, a nutrirci di quel panorama
ed a respirare un'aria frizzantina che ci riempie i polmoni.
Rifatti gli
occhi, iniziamo a montare le solite essenziali attrezzature:
l’immancabile canna da pesca, apparato da Field Day oltre a
servirci di un piccolo amplificare visto che possiamo
approfittare anche dell'energia elettrica. Alle ore 8:48
locali il primo contatto. L'euforia è a mille, ma
soprattutto la soddisfazione di essere riusciti, così come
costume della Sezione ARI di Tivoli ad installare le
attrezzature all'interno del castello. Noi crediamo che
attivare una referenza del diploma dei castelli italiani sia
bello ed interessante, ma poterlo fare proprio dall'interno
è proprio un'altra cosa. In fondo sono proprio questi gli
intenti di chi ha creato questa gara permanente, far
conoscere i castelli costruiti nel territorio italiano e
valorizzarne il patrimonio storico ed architettonico.
Noi crediamo di
essere riusciti negli intenti, infatti al termine della
giornata erano quasi duecentocinquanta i collegamenti
effettuati. La propagazione non ci aiutato moltissimo.
Diciamo che è stata un po' altalenante, con segnali che
cambiavano repentinamente. Nell'arco dell'intera giornata ci
ha però permesso di collegare alternativamente stazione
italiane e del resto d'Europa.
Verso mezzogiorno
la fame bussa alle nostre pance che lamentavano un certa
carenza di zuccheri. La signora Luciana, 50 di Davide IZØGRR
certamente non preoccupata della definizione dei nostri
addominali si è presentata in loco con una teglia di fumante
pasta al forno da annaffiare con un bel boccione di Nero
d'Avola. Dopo la breve pausa per ricaricare le batterie,
breve, perché la pasta era ottima, ma per noi assai troppo
poca è ripresa la lotta con la certezza che anche per oggi i
nostri addominali rimarranno scolpiti come il guscio di una
tartaruga. HI
Alle ore 16:00 a
malincuore, vista l'assenza di propagazione verso l'Italia
decidiamo di smontare. Stanchi, ma felici di aver trascorso
una bellissima giornata di sole, tra tanti amici vicini e
lontani.
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